FAQ

Perché, come e quando degli screening oncologici. Gli operatori sanitari che si occupano degli screening oncologici per la prevenzione dei tumori del collo dell’utero e della mammella hanno raccolto i quesiti più frequenti che venivano loro posti sul perché del programma, sulla validità degli accertamenti, sulle modalità migliori di effettuazione dei test, sulle controindicazioni, su definizioni tecniche poco chiare. Attraverso una consultazione molto ampia con esperti anche di altre regioni, gli stessi operatori hanno poi formulato adeguate risposte alle principali domande poste, che sono qui di seguito presentate, organizzate in quattro sezioni: “Perché”, “Come e Quando”, “(Contro)Indicazioni”, “Termini poco chiari”.

Si fa uno screening solo per verificare se vi è uno stato di malattia in fase preclinica?

Gli screening rappresentano per molte donne un’utile conferma delle proprie condizioni di salute. Questa rassicurazione deve essere ottenuta con il minimo indispensabile di attività medica e il massimo possibile di sicurezza.

Gli screening non sono solo una promessa di diagnosi, ma una complessiva presa in carico della persona e vanno considerati come un insieme unitario di fasi. L’istituzione che propone alle donne, per definizione sane, di sottoporsi al test, si assume precise responsabilità etiche. Queste si riferiscono non solo alla fase propriamente del test di screening, ma all’insieme del processo, dal primo invito fino al sostegno alla donna e alla famiglia durante l’eventuale momento del trattamento e del decorso della malattia.

Occorre che vengano assicurati in tutte le fasi tre requisiti fondamentali:

L’informazione, un’azione di sostegno individuale e la massima riservatezza.

E’ possibile cambiare la data e l’ora dell’appuntamento?

Si, è possibile cambiare data e ora dell’appuntamento rivolgendosi al numero verde della centrale amministrativa segnalato nella lettera di invito.

C’è bisogno del “consenso informato” negli screening?

La partecipazione agli screening è l’esercizio di un diritto che richiede la piena consapevolezza. Un semplice invito non è sufficiente perché vi sia “partecipazione informata”. L’invito deve essere accompagnato da una adeguata informazione e da iniziative che sollecitino la partecipazione.

L’informazione deve essere veritiera, basata sui dati scientifici disponibili, chiara per il linguaggio utilizzato. L’operatore sanitario si dovrà accertare di essere stato ben compreso.

Devono essere sottolineati i benefici che ogni donna si può attendere, ma anche i possibili svantaggi derivanti dal test secondo le caratteristiche conosciute di ogni tipo di screening. In generale, le donne dovrebbero essere consapevoli che vi è possibilità di essere richiamate per ulteriori accertamenti, talora di tipo invasivo. Deve essere, inoltre, ricordata la possibilità di comparsa di una forma tumorale tra 2 test successivi di screening (casi di intervallo) e, quindi, l’esigenza di prestare attenzione ai segnali del proprio corpo onde evitare false rassicurazioni.

L’informazione fornita deve anche tenere conto della possibilità che in alcune situazioni il test porti a identificare forme a bassa potenzialità evolutiva, che potrebbero regredire o che sarebbero altrimenti rimaste silenti. Si potrebbe verificare, in questi casi, un sovratrattamento, con tutti i rischi e i disagi che ciò può comportare.

In questo contesto non è necessario che la donna interessata sottoscriva alcun documento formale

Come si fa a sapere se il programma di screening è condotto in modo appropriato?

Abbiamo attivato, secondo le indicazioni delle linee guida sugli screening elaborate dalla commissione oncologica nazionale, adeguati programmi di controllo di qualità durante le fasi operative dei progetti e la costruzione degli indicatori necessari al monitoraggio dei risultati.

Perché sono soggette a screening solo donne in determinate fasce d’età?

PAP-TEST

Numerosi studi hanno dimostrato che l’esecuzione di un pap-test tra i 25 e i 64 anni è efficace per individuare una lesione destinata a diventare un tumore infiltrante del collo dell’utero, cioè che può interessare anche i tessuti sottostanti. Le lesioni nelle giovani sono molto rare e regrediscono prevalentemente in modo spontaneo.

Una donna dopo i 64 anni, che ha eseguito periodicamente il pap-test, ha un rischio minore di tumore infiltrante.

Se invece non lo ha mai eseguito, pur non rientrando per età nei protocolli di screening, anche dopo i 64 anni dovrebbe effettuare il test almeno una volta.

MAMMOGRAFIA

Numerosi studi hanno dimostrato che la mammografia è utile nel ridurre la mortalità per tumore nelle donne tra i 50 e i 69 anni, che è considerato il periodo a maggior rischio.

Per altre fasce di età, in particolare la fascia tra i 40 e i 49 anni, è ancora allo studio l’efficacia della mammografia perché la diagnosi è più difficile e i vantaggi dell’allargamento dello screening non sono ancora del tutto accertati.

A fronte, peraltro, vi è un maggiore rischio di trattare tumori che non si sarebbero sviluppati e di avere un numero più alto di falsi positivi.

E’ utile effettuare lo screening anche prima dell’età prevista?

PAP-TEST

Il programmi di screening per i tumori del collo dell’utero inizia già in giovane età (25 anni).

MAMMOGRAFIA

Sulla base delle evidenze scientifiche disponibili e delle raccomandazioni proposte a livello nazionale ed internazionale, si è ritenuto di non anticipare alle donne con meno di 50 anni i programmi di screening organizzati.

Se esiste un fondato sospetto clinico, tuttavia, l’esame si può eseguire su richiesta medica rivolgendosi ai consultori o al medico curante, che valuteranno anche se consigliare di effettuare il test in età diverse da quelle considerate nel programma. In questi ultimi casi l’accesso non è gratuito.

Perché si fa lo screening di questi tumori?

PAP-TEST

Il tumore del collo dell’utero è un importante problema per la salute delle donne. Tramite il PAP-TEST è possibile identificare precocemente le lesioni che precedono il tumore e curarle ambulatorialmente.

Il pap-test è inoltre un esame poco costoso e accettato dalle donne.

I programmi di screening già realizzati hanno ottenuto importanti risultati prevenendo l’insorgere di nuovi casi e diminuendo la mortalità per questo tipo di tumore. A conferma di ciò, laddove questo test non è utilizzato, tali valori sono più alti.

MAMMOGRAFIA

Il tumore della mammella è una malattia piuttosto frequente nelle donne residenti nei paesi occidentali industrializzati, ed è la prima causa di morte per tumore nelle donne.

Allo stato attuale l’insorgenza di un tumore alla mammella si può scoprire molto precocemente, e la sua guarigione può essere ottenuta anche senza asportare completamente la mammella.

La fascia di età più a rischio è dai 50 ai 69 anni. I programmi di screening mammografico organizzati dalle regioni e dalle aziende sanitarie sono rivolti attualmente alle donne di questa fascia.

Quali sono i fattori che predispongono a questi tipi di tumore?

PAP-TEST

E’ difficile rispondere a questa domanda perché le conoscenze disponibili ci permettono soltanto di esprimerci in termini, piuttosto generici, di maggiore probabilità. Con questa premessa si può sottolineare come alcune condizioni sono state messe in correlazione, direttamente o indirettamente, con un maggiore rischio di sviluppare un tumore del collo dell’utero.

Tra queste:

  • l’avere iniziato precocemente ad avere attività sessuale;
  • l’avere avuto numerosi partner sessuali;
  • l’avere avuto la prima gravidanza in giovane età;
  • l’avere avuto un elevato numero di parti;
  • l’avere avuto infezioni virali (alcuni tipi di HPV);
  • l’avere una immunodepressione (es. trapianti di organi, dialisi, che mio o radioterapia, infezioni da HIV);
  • il fumare sigarette.

MAMMOGRAFIA

E’ difficile rispondere a questa domanda perché le conoscenze disponibili ci permettono soltanto di esprimerci in termini, piuttosto generici, di maggiore probabilità. Con questa premessa si può sottolineare come alcune condizioni sono state messe in correlazione, direttamente o indirettamente, con un maggiore rischio di sviluppare un tumore della mammella.

Tra queste:

  • il non aver avuto figli;
  • l’avere avuto la gravidanza in età tardiva;
  • l’avere avuto la prima mestruazione precocemente;
  • l’avere avuto la menopausa tardivamente;
  • l’avere più di 50 anni;
  • l’avere già avuto un carcinoma alla mammella;
  • l’avere familiari (madre o sorelle) che hanno avuto un tumore della mammella.

Che cosa viene evidenziato con l’esame?

PAP-TEST

Si possono evidenziare lesioni pretumorali e/o tumorali del collo dell’utero soprattutto dell’esocervice, anche molto piccole, che possono essere presenti in assenza di sintomi. Di solito curabili con interventi ambulatoriali.

MAMMOGRAFIA

Si possono evidenziare noduli della mammella anche molto piccoli, spesso non palpabili, su cui intervenire precocemente.

E’ sufficiente il pap-test per evidenziare eventuali alterazioni patologiche?

Il pap-test è un esame in grado di evidenziare lesioni tumorali o pre-tumorali molto piccole del collo dell’utero. Possono essere messe in evidenza anche altre affezioni (flogosi), che non hanno relazione con lo sviluppo dei tumori del collo dell’utero.

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