FAQ

Perché, come e quando degli screening oncologici. Gli operatori sanitari che si occupano degli screening oncologici per la prevenzione dei tumori del collo dell’utero e della mammella hanno raccolto i quesiti più frequenti che venivano loro posti sul perché del programma, sulla validità degli accertamenti, sulle modalità migliori di effettuazione dei test, sulle controindicazioni, su definizioni tecniche poco chiare. Attraverso una consultazione molto ampia con esperti anche di altre regioni, gli stessi operatori hanno poi formulato adeguate risposte alle principali domande poste, che sono qui di seguito presentate, organizzate in quattro sezioni: “Perché”, “Come e Quando”, “(Contro)Indicazioni”, “Termini poco chiari”.

L’ecografia è un esame più efficace della mammografia?

L’ecografia è un esame di completamento della mammografia e della visita. Serve per verificare immagini radiografiche che non siano chiare, o noduli o addensamenti al seno.

Da sola generalmente non è in grado di evidenziare anomalie della mammella.

A cosa serve fare lo screening?

Il test di screening seleziona, all’interno della popolazione bersaglio, donne senza sintomi, apparentemente sane che possono avere una malattia, rispetto a quelle che sono veramente sane.

Come si prenotano le visite per lo screening (pap-test, mammografia e colon retto)?

Gli esami di screening vengono programmati direttamente dagli operatori della centrale screening, sulla base di quanto predisposto dai comitati di coordinamento regionale.

L’interessata riceverà a domicilio una lettera personalizzata contenente tutte le informazioni utili per effettuare l’esame.

E’ possibile che lo screening dia risultati sbagliati?

Come tutti gli esami, è possibile, anche se in piccola percentuale, che il test dia falsi negativi (risultati normali in persone in realtà ammalate) e falsi positivi (risultati anormali in persone sane).

Quale ordine di chiamata viene utilizzato?

L’ordine di chiamata dipende dalle organizzazioni locali e può essere impostato in base a:

  • • l’ordine alfabetico
  • • l’età
  • • la scadenza del precedente esame
  • • indicazioni del medico di base
  • • luogo di residenza (es. quartieri, piccoli comuni)

Si fa uno screening solo per verificare se vi è uno stato di malattia in fase preclinica?

Gli screening rappresentano per molte donne un’utile conferma delle proprie condizioni di salute. Questa rassicurazione deve essere ottenuta con il minimo indispensabile di attività medica e il massimo possibile di sicurezza.

Gli screening non sono solo una promessa di diagnosi, ma una complessiva presa in carico della persona e vanno considerati come un insieme unitario di fasi. L’istituzione che propone alle donne, per definizione sane, di sottoporsi al test, si assume precise responsabilità etiche. Queste si riferiscono non solo alla fase propriamente del test di screening, ma all’insieme del processo, dal primo invito fino al sostegno alla donna e alla famiglia durante l’eventuale momento del trattamento e del decorso della malattia.

Occorre che vengano assicurati in tutte le fasi tre requisiti fondamentali:

L’informazione, un’azione di sostegno individuale e la massima riservatezza.

E’ possibile cambiare la data e l’ora dell’appuntamento?

Si, è possibile cambiare data e ora dell’appuntamento rivolgendosi al numero verde della centrale amministrativa segnalato nella lettera di invito.

C’è bisogno del “consenso informato” negli screening?

La partecipazione agli screening è l’esercizio di un diritto che richiede la piena consapevolezza. Un semplice invito non è sufficiente perché vi sia “partecipazione informata”. L’invito deve essere accompagnato da una adeguata informazione e da iniziative che sollecitino la partecipazione.

L’informazione deve essere veritiera, basata sui dati scientifici disponibili, chiara per il linguaggio utilizzato. L’operatore sanitario si dovrà accertare di essere stato ben compreso.

Devono essere sottolineati i benefici che ogni donna si può attendere, ma anche i possibili svantaggi derivanti dal test secondo le caratteristiche conosciute di ogni tipo di screening. In generale, le donne dovrebbero essere consapevoli che vi è possibilità di essere richiamate per ulteriori accertamenti, talora di tipo invasivo. Deve essere, inoltre, ricordata la possibilità di comparsa di una forma tumorale tra 2 test successivi di screening (casi di intervallo) e, quindi, l’esigenza di prestare attenzione ai segnali del proprio corpo onde evitare false rassicurazioni.

L’informazione fornita deve anche tenere conto della possibilità che in alcune situazioni il test porti a identificare forme a bassa potenzialità evolutiva, che potrebbero regredire o che sarebbero altrimenti rimaste silenti. Si potrebbe verificare, in questi casi, un sovratrattamento, con tutti i rischi e i disagi che ciò può comportare.

In questo contesto non è necessario che la donna interessata sottoscriva alcun documento formale

Come si fa a sapere se il programma di screening è condotto in modo appropriato?

Abbiamo attivato, secondo le indicazioni delle linee guida sugli screening elaborate dalla commissione oncologica nazionale, adeguati programmi di controllo di qualità durante le fasi operative dei progetti e la costruzione degli indicatori necessari al monitoraggio dei risultati.

Perché sono soggette a screening solo donne in determinate fasce d’età?

PAP-TEST

Numerosi studi hanno dimostrato che l’esecuzione di un pap-test tra i 25 e i 64 anni è efficace per individuare una lesione destinata a diventare un tumore infiltrante del collo dell’utero, cioè che può interessare anche i tessuti sottostanti. Le lesioni nelle giovani sono molto rare e regrediscono prevalentemente in modo spontaneo.

Una donna dopo i 64 anni, che ha eseguito periodicamente il pap-test, ha un rischio minore di tumore infiltrante.

Se invece non lo ha mai eseguito, pur non rientrando per età nei protocolli di screening, anche dopo i 64 anni dovrebbe effettuare il test almeno una volta.

MAMMOGRAFIA

Numerosi studi hanno dimostrato che la mammografia è utile nel ridurre la mortalità per tumore nelle donne tra i 50 e i 69 anni, che è considerato il periodo a maggior rischio.

Per altre fasce di età, in particolare la fascia tra i 40 e i 49 anni, è ancora allo studio l’efficacia della mammografia perché la diagnosi è più difficile e i vantaggi dell’allargamento dello screening non sono ancora del tutto accertati.

A fronte, peraltro, vi è un maggiore rischio di trattare tumori che non si sarebbero sviluppati e di avere un numero più alto di falsi positivi.

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